OPEN MAGAZINE
AUDIENCE DEVELOPMENT E INNOVAZIONE CULTURALE

Condividi
Stampa
Invia
header bando open

Borghi, contrade, quartieri - La cultura diffusa e il futuro delle città

1 giugno 2017 - articolo
Borghi, contrade, quartieri - La cultura diffusa e il futuro delle città

Un possibile processo di innovazione urbana tra audience engagement, recupero delle tradizioni locali e valorizzazione delle diversità.

«Il fiume Dora taglia in due il quartiere e non solo dal punto di vista geografico. A sud, verso il centro città, ci sono associazioni, bar, ristoranti, locali notturni, botteghe, un'attività culturale dinamica e vivace. A nord, sotto molti aspetti si entra in un territorio sconosciuto: grandi palazzi, capannoni dismessi e un calendario di iniziative artistiche, culturali, formative che sono ancora tutte da scoprire. Vivo qui da molti anni, ma è solo lavorando al festival che mi sono reso conto di quanto sia profonda questa differenza e di quanto sia importante stimolare, coinvolgere e valorizzare l'intero territorio». A parlare è Stefano Di Polito, organizzatore con l'Associazione Babelica del Festival della Cultura dal Basso, la cui prima edizione si è svolta dal 7 al 14 maggio, con un programma di laboratori, proiezioni, reading, mostre, installazioni, eventi musicali e sportivi, distribuiti su tutta la superficie del grande quartiere torinese di Aurora, dai confini settentrionali con Barriera di Milano a quelli meridionali di Porta Palazzo: al di qua e al di là del fiume, con i ponti a fare non da frontiera ma da passaggio.

dora
Il quartiere Aurora e i ponti sulla Dora, in una foto scattata dalla mongolfiera Turin Eye durante il Festival della Cultura dal Basso

 

Sostenuto dal bando OPEN, promosso dall'area Innovazione Culturale della Compagnia di San Paolo, il Festival della Cultura del Basso non è l'unico progetto tra quelli finanziati che ha seguito un percorso di audience engagement mirato a un territorio circoscritto della città di Torino. L'area del Polo del '900, un tempo conosciuta come i “quartieri militari juvarriani”, è stata teatro dell'azione Il Borgo dei Narratori, curata dalla Rete Italiana Cultura Popolare; il progetto Home – House of Memory and Engagement coinvolge la zona di Piazza Carlo Emanuele, intorno a Casa Gramsci, intrecciando rapporti tra commercianti, associazioni di riferimento, residenti e giovani studenti dell'Accademia Albertina; il Teatro di Giornata ha proposto una serie di appuntamenti alla scoperta del quartiere Barriera di Milano, in partenariato con il Museo Ettore Fico, mettendo in contatto gli artisti, il territorio e la comunità che lo abita.

La rinascita dei quartieri, la decentralizzazione delle attività artistiche e culturali e lo sviluppo di un nuovo pubblico locale sono fenomeni che potrebbero svolgere un ruolo significativo nella trasformazione delle grandi città nel XXI secolo. Se l'urbanizzazione è stata un processo fondamentale del Novecento, che tra il 1950 e il 2014 ha portato dal 29% al 54% la percentuale della popolazione mondiale residente in città (dal 51% al 73% in Europa, dati World Urbanization Prospect ), essa non è stata accompagnata da una distribuzione equilibrata dell'offerta culturale, molto spesso concentrata nei quartieri centrali (più ricchi di musei e monumenti storici) o in poche location dotate di particolare capacità logistica e ricettiva (stadi, teatri, arene).

Ma cosa succederebbe se, oltre che attirare in un'area urbana una classe creativa esterna, si puntasse nel contempo a valorizzare il patrimonio artistico, culturale, tecnologico, urbanistico – e soprattutto, umano – già esistente sul territorio? A promuoverne la storia, le tradizioni e i mestieri? Qui sta la sfida di iniziative come il Festival della Cultura dal Basso, il Borgo dei Narratori, Home e Teatro di Giornata. La loro proposta si declina nel linguaggio della cultura e delle arti, basandosi in gran parte sul coinvolgimento diretto delle realtà locali: dalle associazioni ai singoli cittadini. L'audience development (lo sviluppo del pubblico) passa attraverso l'audience engagement (la partecipazione del medesimo), spesso chiamato a interagire tramite workshop, laboratori, installazioni e percorsi interattivi.

Le incognite sono molte: dalla difficoltà nel mettere a network realtà molto distanti tra loro (per esempio, le diverse comunità straniere e italiane nei quartieri ad alto tasso d'immigrazione) a quella nel trovare spazi adatti per l'organizzazione di iniziative e attività («che molto spesso ci sono e si rivelano fantastici, ma sono poco conosciuti e sottoutilizzati», come racconta Stefano Di Polito a proposito del quartiere Aurora di Torino), fino alle critiche per un eventuale livellamento dell'offerta culturale e artistica (che in simili iniziative spesso non viene formulata seguendo criteri di eccellenza o graduatorie critiche, ma in base a ragionamenti di carattere sociale e partecipativo).

Anche i potenziali benefici, tuttavia, sono numerosi. Il primo è quello dell'inclusione sociale. Nel caso delle citate manifestazioni nei quartieri torinesi, la risposta delle comunità locali è andata oltre le previsioni. Trattandosi di una prima edizione, gli organizzatori del Festival della Cultura dal Basso pensavano di riuscire a organizzare circa 30/40 eventi, grazie al coinvolgimento degli "attivisti culturali" (sul sito vengono definiti come «cittadini attivi che attraverso il proprio talento e la propria passione per la cultura s’impegnano per migliorare una comunità»): alla fine, il programma ha proposto oltre 120 appuntamenti. L'azione di diffusione del Borgo dei Narratori ha coinvolto 120 esercizi commerciali, tre associazioni di categoria e 70 cittadini nel ruolo attivo di “spacciatori culturali”. In termini assoluti, possono sembrare numeri non straordinari. Visti dal punto di vista locale e tenendo conto del carattere di novità dei progetti, si tratta di risposte confortanti. Che assumono un significato ancora più positivo se si considera le caratteristiche specifiche di alcuni dei territori coinvolti da questi progetti e i meccanismi di integrazione e di dialogo interculturale che sono riusciti ad avviare. Aurora è uno dei quartieri più multietnici di Torino e non è un caso che il programma del Festival della Cultura dal Basso abbia offerto danze gitane, milonghe sudamericane, viaggi alla scoperta degli ideogrammi cinesi, percorsi nella “Torino marocchina”, tornei di cricket organizzati da richiedenti asilo provenienti dal sudest asiatico e letture di Italo Calvino in mongolfiera. Tutti i volti e tutti i linguaggi del quartiere sono stati chiamati a partecipare, simboleggiando fedelmente la diversità che è nel suo DNA.

delegazione artisti cinesi
Artisti cinesi partecipanti alle iniziative del Borgo dei Narratori

 

«Le aree urbane sono oggi il terreno di coltura privilegiato per lo sviluppo di nuove strategie, politiche e iniziative miranti a rendere la cultura e la creatività decisive per lo sviluppo sostenibile e la rigenerazione delle città», si legge sul sito della UNESCO Creative Cities Network, la rete creata nel 2004 dall'organizzazione dell'ONU per promuovere la cooperazione tra le città che hanno individuato nella creatività un motore strategico importante per la propria crescita (al momento sono 116, tra cui Torino, Bologna, Parma, Fabriano e Roma). «È innanzitutto e soprattutto a livello locale che la cultura e la creatività sono vissute e praticate su base quotidiana. È dunque stimolando le industrie culturali, sostenendo le iniziative creative, promuovendo la partecipazione dei cittadini e rivolgendosi alla sfera pubblica con nuove prospettive che le autorità pubbliche, in collaborazione con il settore privato e la società civile, possono fare la differenza: in questo modo si produce uno sviluppo urbano sostenibile, in grado di rispondere alle necessità pratiche della popolazione locale».

L'innovazione culturale sta nell'inventare nuove formule che possano affiancarsi ai modelli tradizionali: non sostituendoli, ma potenziandoli. Da questo punto di vista, non ha molto senso pensare alla “cultura di quartiere” come a una concorrente rispetto alle super-mostre, i grandi eventi, i musei più prestigiosi o i festival in grado di attirare turisti, pubblico e visibilità mediatica anche al di fuori dei confini cittadini. Un orizzonte possibile non è l'opposizione ma la sinergia tra i differenti livelli di offerta culturale. Se il concetto di audience development prevede la scoperta e l'attivazione di nuovi pubblici, rivolgendosi in particolare a quelle fasce di cittadinanza che si sentono escluse o distanti rispetto alle proposte tradizionali, il rafforzamento di percorsi decentralizzati, distribuiti su tutti i quartieri e creati in modo da coinvolgere direttamente le realtà locali e i residenti, potrebbe essere una direzione su cui vale la pena puntare.

*la foto in apertura è di Marco Segato